METAL SHOCK - Interview
State preparando i pezzi che andranno a formare il vostro primo album a lunga durata, che sarà radicalmente diverso dalla vostra precedente produzione: come “suonerà” l’album, e quali sono (se ci sono) le ragioni alla base del vostro mutamento stilistico?
Se i precedenti lavori targati I.O.H. erano facilmente catalogabili, l’ambizione che coviamo per il nuovo materiale è proprio quella di “rompere gli argini”. Il nuovo materiale recupera l’incisività del precedente “Unpopular”, ma in una nuova ottica, più disincantata nell’approccio alle basi proprie del death metal. Ci sono nuove soluzioni sonore che richiamano al noise, al grind, all’HC (ma anche ai Primus e al prog italiano), e particolare attenzione verrà data alla produzione e al mastering del disco, per garantire al prodotto finale un effetto quanto più possibile omogeneo, personale e straniante.
Sempre riguardo al nuovo album, avete ottenuto una situazione contrattuale “stabile” o ricorrerete all’autoproduzione?
Nell’ultimo periodo abbiamo valutato, e scartato, proposte da parte di alcune piccole etichette europee, ma il ritornello è sempre quello…ci sono pochi soldi e manca la voglia di rischiare. Per cui ricorreremo nuovamente all’autoproduzione, servendoci ancora della grande professionalità dei Fear Studio, poi col prodotto in mano, tenteremo di bussare alla porta di qualche label adatta alla nostra musica ed al nostro modo di lavorare. Purtroppo credo che oggi il contributo, sia economico che artistico, di una piccola etichetta sia quasi ininfluente alla riuscita di un disco, mentre per catturare l’attenzione di una big label sappiamo tutti quanto sia difficile.
Già i due precedenti lavori differivano parecchio l’uno dall’altro: come vedete il percorso evolutivo degli Icon of Hyemes? Come sono mutati i vostri obiettivi musicali con il disco che state per registrare e, più in generale, quali scopi vi siete prefissati come musicisti?
Sono passati oramai sei anni da quando iniziammo questa avventura, e i nostri due demo precedenti testimoniano quello che è stato il nostro percorso comune in fatto di ascolti, su tutti death di matrice europea e americana. Oggi a distanza di anni abbiamo un gusto più consapevole, che non vuole imporsi barriere di alcun tipo. Stiamo recuperando personali influenze musicali, dall’ hardcore al postrock al grind, che in passato non hanno trovato spazio nei nostri lavori. Musicalmente il mio obbiettivo personale è sperimentare nuove soluzioni, ma nell’ottica della continuità con il lavoro svolto e con la speranza di definire ulteriormente il nostro stile, in modo maturo, cioè in grado di trascendere i confini dei generi, e che sia semplicemente I.O.H.
Di solito come nasce un vostro brano? Sentite di dare più importanza alla “premeditazione” o all’improvvisazione?
In generale il primo embrione del pezzo nasce dalle mani dei chitarristi, poi insieme cerchiamo di dare forma al pezzo tentando diverse soluzioni. Solo ultimamente stiamo tentando di imparare ad improvvisare perchè in questo modo riusciamo veramente a tirare fuori l’ispirazione del momento, tenendo più sopite soluzione già sperimentate e collaudate…l’improvvisazione ci porta sempre una ventata di “aria nuova”!
Da quando è nato il gruppo fino a oggi non avete mai effettuato cambi di lineup, condizione più unica che rara all’interno della scena metal in generale (e italiana in particolare!); quanto pensate sia importante la coesione – anche e soprattutto a livello umano – tra i membri della band, e come siete riusciti a mantenere vivo l’affiatamento tra di voi?
Purtroppo ti devo contraddire! A ottobre dello scorso anno (2005 ndr) la nostra strada, e quella di Luca Pancaldi, basso, si sono divise. È stato un duro colpo dettato da esigenze personali maturate dopo sei anni di totale condivisione artistica e amicale. Noi abbiamo sempre avuto un idea alta della parola “gruppo” e questo ci ha permesso di costruire molta solidità attorno al nostro nome, anche se a volte, non lo nego, con alcune difficoltà. Proprio per il forte legame che ci unisce, che è uno strumento e un obbiettivo di questa band, abbiamo impiegato alcuni mesi per trovare il nostro nuovo “quinto”… e con immensa gioia posso dire oggi (febbraio 2006 ndr) che ce l’abbiamo fatta! Usiamo questa pagina per dare il benvenuto a Simone Paolini, il nostro nuovo bassista.
Suonate spesso dal vivo; cosa rappresenta per voi la dimensione live, e quali sono i vostri ricordi più belli legati a essa? Inoltre: eseguite spesso delle cover, anche distanti da quelli che potrebbero essere i gusti “medi” dell’ascoltatore di death metal più ortodosso. Qual è il vostro rapporto con le cover?
Per noi fare concerti è semplicemente fondamentale! Vivi momenti fantastici che ti ripagano del gran lavoro precedente, hai davvero la possibilità di promuovere ciò che fai e in cui credi conoscendo nuove persone, e nuovi luoghi. È un continuo mettersi alla prova! E a noi dipendenti da adrenalina piace buttarci nelle situazioni senza risparmiarci da bravi party animal quali siamo…di ricordi ne abbiamo molti infatti, ma confusi!
Venendo alle cover invece, credo siano utilissime, soprattutto in sede live. È una sfida suonare canzoni scritte da altri, così come lo è il proporre canzoni che esulano dal proprio seminato. C’è sempre di che imparare dal rapportarsi ad altri generi.
Ad esempio per noi suonare “ace of spades” dal vivo significa aggiungere attitudine R’n’R’ ad un nostro concerto che invece normalmente articola su toni cupi, ritmiche serrate, e riffing algidi e taglienti. Il risultato è che spesso torniamo a casa pensando “…e se suonassimo del sano e marcio rock ‘n’ roll?” e la risposta è “…già lo facciamo…a modo nostro!”
Per finire, questo ultimo spazio è vostro; concludete come preferite!
Venite a vederci dal vivo quando passeremo dalle vostre parti, non mancheranno le sorprese e …le birre! E in generale andate ai concerti underground dei gruppi italiani, proviamo per quanto possibile a rovesciare il pressapochismo tipico dell’ambiente musicale. Grazie a Metal shock per lo spazio concesso…diffidate dei santoni e della dogmatica, mangiate il pollo sereni e tranquilli, evitate il qalunquismo, bevete buon vino rosso, e se un turco con accento bulgaro vi chiede un passaggio in auto per San Pietro, dateglielo!